Quels sont les troubles physiques apparemment inexplicables et comment les comprendre ?

Il mal-être dei bambini spesso ha radici profonde che vanno oltre i segnali che essi manifestano. Comprendere le cause vere e i bisogni nascosti dietro alcuni dolori inesplorati o privi di una spiegazione organica è fondamentale. Questo permette di intervenire in modo efficace, evitando di minimizzare il disagio e trovando un modo corretto di osservare e aiutare i più piccoli, affinché possano superare momenti difficili legati spesso a emozioni intense o a situazioni di stress.

Mal di testa, mal di pancia e vari dolori improvvisi

Quante volte, di fronte a un bambino che si lamenta di avere mal di testa, mal di pancia o altri dolori improvvisi, i genitori si sono ritrovati a dover affrontare un vero e proprio enigma? Spesso questi disturbi, apparentemente inspiegabili, non sono legati a cause fisiche evidenti. Di solito, sono più che altro un modo per il bambino di comunicare emozioni e stati d’animo. I bambini “parlano” attraverso il loro corpo: manifestano attraverso il dolore o i disturbi fisici le emozioni che vivono, siano esse positive o negative, cercando di attirare l’attenzione e di ricevere conforto, rassicurazione e sostegno.

Come si può capire cosa esprime un singolo sintomo? Come accompagnare un bambino che sta attraversando una fase difficile senza semplicemente minimizzare i suoi disagi?

Il mal di gambe di Mattia

Nel nostro gruppo di discussione ascoltiamo Adele, che è mamma di Mattia, un bambino di appena 3 anni. Racconta che il suo piccolo ha molta difficoltà ad alzarsi dal letto al risveglio, cosa che prima era impensabile: “Saltellava come un grillo pieno di energia”. Ora, invece, sembra sempre stanco e si lamenta che gli fanno male le gambe, che le sente tremare. Adele, inizialmente, pensava che questi sintomi fossero conseguenza di un’ultima influenza che aveva indebolito il bambino. Tuttavia, dopo vari controlli dal pediatra, si è convinta che si tratta di un capriccio: “Lo fa solo per farmi impazzire!».

Il padre di Mattia, di recente, ha cambiato lavoro e si assenta più spesso da casa. Nel frattempo, il bambino ha iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia.

Durante l’incontro, ci confrontiamo con le esperienze di altri genitori. Un padre ipotizza che Mattia possa essere stato destabilizzato da questi cambiamenti. Un altro ricorda un episodio simile vissuto dal proprio figlio. Potrebbe essere che questo mal di gambe sia un modo per comunicare paura legata alla separazione dai genitori e la richiesta di rassicurazione? Per aiutare Mattia, si propongono alcune strategie: il padre costruirà con lui un calendario illustrato, per segnare i momenti in cui va e torna dal lavoro. Adele, invece di rimproverarlo perché non cammina, proverà a prenderlo in braccio tra casa e scuola, per rassicurarlo. “Le coccole della mamma sono il miglior rimedio contro questo tipo di dolore”, dice con calma, guardando il suo bambino la mattina successiva.

Come per incanto, dopo alcune settimane, il dolore scompare e Mattia torna ad essere il bambino vivace e felice di sempre.

Comprendere le cause profonde

Grazie alla sensibilità dei genitori di Mattia, essi sono riusciti a entrare in sintonia con il linguaggio del corpo del bambino, cogliendo il bisogno nascosto dietro il mal di gambe e trovando un modo adeguato di osservare e intervenire. È importante ricordare che, in un bambino piccolo, uno stato di disagio emotivo, come la paura, si può vivere senza averne piena consapevolezza e senza riuscire a esprimerla a parole. Questo esempio ci insegna quanto sia complesso il legame tra psiche e corpo anche negli adulti: anche noi, talvolta, avvertiamo disturbi fisici in momenti di forte stress emotivo, pur avendo più strumenti rispetto ai bambini per raccontare ciò che ci succede.

Capire le cause profonde dei malesseri infantili non è sempre facile. In alcune occasioni si ha la sensazione che nulla funzioni, e si teme che i sintomi possano cronicizzarsi in una forma più grave di disagio. I disturbi manifestati attraverso il dolore fisico, infatti, potrebbero essere collegati a eventi “difficili” vissuti in famiglia: lutti, malattie, separazioni. Per i genitori, affrontare certi temi con i figli, condividere le emozioni e accogliere la sofferenza, anche quella che i piccoli manifestano con il dolore, può risultare complicato. Tuttavia, è fondamentale non lasciarli soli in quei momenti, ma accompagnarli con presenza e comprensione, per aiutarli a elaborare situazioni complesse, a trovare risposte ai loro dubbi e a sentirsi rassicurati.

Cosa possiamo fare

Osservare i segnali e prendersi sul serio

Se si esclude una causa organica, spesso gli adulti tendono a sottovalutare quanto accade, pensando che il bambino finga o esageri consapevolmente. È importante sapere che questi sintomi non sono il risultato di simulazioni intenzionali. Piuttosto, si tratta di un modo di esprimere un disagio che il bambino non riesce a comunicare con le parole. Il suo corpo diventa il canale attraverso cui il bambino rivela emozioni e stati d’animo che altrimenti rimarrebbero nascosti.

D’altra parte, ci sono anche situazioni in cui i bambini “fanno finta” di star male, ad esempio fingendo mal di pancia per evitare una giornata di scuola noiosa. Chi non ci è passato? In questi casi, i genitori possono decidere di lasciar correre un po’, senza troppo insistere, e magari anche partecipare a qualche gioco, con comprensione e senza eccessive critiche.

Prendersi cura del corpo e delle emozioni

È essenziale che i genitori non si limitino a trattare i sintomi fisici, ma si occupino anche del disagio emotivo, aiutando il bambino a esprimere ciò che prova in modo delicato e naturale. Un esempio efficace è quello di condividere le proprie emozioni con il bambino, dando un esempio concreto e autentico. Per esempio, si può dire: «Oggi ho avuto mal di testa perché pensavo a qualcosa di triste», oppure, «Ho sentito il cuore battere forte, che paura mi hai fatto!» In questo modo si aiuta il bambino a comprendere che anche gli adulti vivono emozioni forti e che è normale parlare di esse.

Rassicurare e coinvolgere il bambino

Spiegare come funzionano le emozioni, far capire che il corpo ci parla e che ascoltarlo può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro e meno spaventato. Questo processo di ascolto e di spiegazione lo rende parte attiva del suo percorso di crescita, stimolandolo a usare le sue risorse interne per stare meglio.

Mettersi in discussione

Il problema non è mai soltanto del bambino. Affinché si possa intervenire efficacemente, bisogna inserirsi nel suo sistema relazionale, soprattutto familiare. È fondamentale che i genitori siano consapevoli e disposti a mettersi in discussione, osservando i propri comportamenti e riflettendo sulle proprie modalità di relazione. È importante anche confrontarsi con figure professionali come insegnanti o pediatri, che conoscono il mondo del bambino, senza però lasciar loro il ruolo di sostituire i genitori. La responsabilità primaria resta sempre quella di chi cresce e si prende cura del piccolo.

Giochi con il corpo per il benessere

In una società spesso incentrata sulle capacità cognitive e sugli aspetti mentali, recuperare il valore del corpo diventa fondamentale. Giocare con il corpo fin da piccoli aiuta a consolidare un equilibrio tra mente e fisico. Basta poco: muoversi liberamente, esplorare la natura, ricevere e dare coccole, giocare a nascondino, recitare, fare esercizi di musica corporea… tutte attività semplici e spontanee che permettono al bambino di esprimersi, di sentirsi vivo e in sintonia con se stesso.

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